Intervistato da Rolling Stone durante la conferenza di presentazione del musical "Jesus Christ Superstar", Brandon ha parlato del futuro degli Incubus ora che sono liberi da ogni vincolo contrattuale. Cosa avrà in serbo la nostra amata band per i suoi fans? Non vi resta che leggere!

I fans stanno aspettando ormai da tre anni il seguito di “If Not Now, When?”, settimo disco degli Incubus, ma secondo il frontman Brandon Boyd l’attesa starebbe per finire.

“La band sta ripartendo, ci siamo riuniti in casa ed abbiamo parlato di cominciare a scrivere della nuova musica insieme nei primi mesi del 2015,” ha raccontato Brandon a Rolling Stone. “Sono molto contento di ciò perché ormai è passato un po’ di tempo dall’ultima volta che siamo stati tutti insieme. Avevamo giusto bisogno di una pausa.”

Parlando con la stampa a proposito del suo recente ingaggio tra il cast del musical “Jesus Christ Superstar”, dove interpreterà Giuda, Brandon ha lasciato intendere che la band intraprenderà un percorso prettamente indipendente per la realizzazione del prossimo album. “Ci siamo tirati fuori da un contratto discografico lungo 17 anni,” dice. “Non abbiamo più un management. Non abbiamo etichetta discografica né addetto stampa. Siamo come dei bambini piccoli adesso, ma allo stesso tempo siamo una band da più di 20 anni”.
Gli ultimi due album degli Incubus, "Light Grenades" del 2006 e "If Not Now, When?" del 2011, sono stati entrambi pubblicati dalla Epic ed hanno occupato rispettivamente la prima e la seconda posizione nella Billboard top 200. Nonostante il successo degli album però, Boyd ha confessato che lui e la band stanno cercando un ambiente che metta loro meno pressione durante la fase creativa.

“Il lato commerciale di queste cose – specialmente quando diventano molto grosse ed impegnative, come è successo a noi  – ha i suoi lati negativi. Ovviamente ci sono anche cose splendide, non lo nego. Abbiamo avuto la possibilità di continuare a fare musica e di essere una band. Ma c’è una parte di me, bella grossa, che necessita di fare musica senza alcun tipo di controllo su quello che io e gli altri facciamo.”

Anche se Brandon rifiuta di sparlare della loro ex-casa discografica, ci parla a cuore aperto delle possibilità artistiche dell’affrontare il processo produttivo senza alcun legame con le aziende del settore. “Siamo stati fortunati, come band, a non aver avuto un’etichetta eccessivamente opprimente, ma c’era comunque questa specie di minaccia fantasma su di noi. Vogliamo fare cose belle. Non penso che avremmo fatto la musica che abbiamo fatto se fossimo stati pigri, così penso che ormai non abbiamo più bisogno di questa presenza  che ci minaccia dall’alto.”

Fonte: articolo originale

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