Come anticipato di recente, ecco la traduzione completa dell'intervista che Brandon Boyd ha rilasciato a Faster Louder! All'interno succose rivelazioni! Enjoy! 

Incubus: Perchè siamo tornati alle origini
 
Gli Incubus torneranno in Australia per un concerto al Soundwave nel 2015. In vista della loro visita Brandon Boyd ha parlato con DAVID SWAN riguardo il nuovo album “selvaggio” della band, delle reali motivazioni che hanno portato alla cancellazione del musical Jesus Christ Superstar e del perché si definisce un ragazzo con una visione delle cose da “bicchiere mezzo pieno”.
Ci sono alcuni musicisti che semplicemente appartengono ad un determinato spazio: I Ramones appartenevano ai vicoli di New York, i Led Zeppelin alle montagne nebbiose, David Bowie allo spazio. E’ sicuro dire che l’eterno tranquillo frontman degli Incubus Brandon Boyd appartiene alle spiaggie baciate dal sole su di una tavola da surf. Rilassato, carismatico e apparentemente senza alcun interesse nel mondo, il cantante è stato assolutamente a suo agio quando chattando con FL ha raccontato dei motivi per i quali il prossimo album in uscita sarà come un “riavvio del sistema” e cosa i fan si possono aspettare dai live degli Incubus in Australia dopo l’ultimo che ha avuto luogo nel 2012.

Cosa mi puoi dire riguardo il nuovo album, come sta venendo?
I lavori procedono veramente bene, stiamo ancora in quello che io credo che si possa definire il processo di scrittura, e abbiamo cominciato solo tre settimane fa. Fino ad ora è fantastico. Abbiamo organizzato uno studio e tutto quello che abbiamo creato suona veramente bene. Semplicemente creiamo delle cose e registriamo tutte le idee, e ci sono alcune tonalità che stanno uscendo fuori, e alcune sembrano veramente selvagge. E’ come se c’era qualcosa lì che ci aspettava o robe simili. In effetti ci siamo accorgendo adesso di come le nostre menti si sentono deliziosamente sature di queste nuove idee. Quindi, stiamo solo passando al setaccio, mischiando e gongolando tutto ciò che produciamo, in effetti la scrittura è una delle parti veramente divertenti di questo processo.

Dove state registrando? E’ un luogo dove siete già stati o è una nuova ambientazione?
E’ una nuova ambientazione. Volevamo andare in un nuovo studio, fuori da Los Angeles, ed è quasi successo inaspettatamente. E’ successo tutto nei giorni in cui abbiamo ricevuto l’offerta di venire a suonare al Soundwave in Australia insieme ai Faith No More e ai Soundgarden. Abbiamo accettato, poi abbiamo pensato “Beh, dovremmo probabilmente procurarci un nuovo studio e rispolverare un po’ i nostri strumenti”. Quindi abbiamo organizzato questo studio - è bellissimo, e il modo in cui l’abbiamo organizzato è veramente ispirante, quindi abbiamo pensato “Beh, dovremmo probabilmente scrivere qualcosa fino a quando non arriverà il momento di provare”. E quindi velocemente tutto questo è diventato “Facciamo un nuovo album!”. Tutto è cominciato come quando lasci cadere in fila i tasselli del domino. Si è mosso tutto così velocemente, il che è buono. Come un fiume che scorre, capisci?

E per quanto riguarda questo flusso, avete qualche tema o vibrazione particolare in ciò che state facendo?
Non penso che un tema principale e decisivo sia già emerso dalla musica, ma noi tutti della band siamo veramente eccitati. Questa cosa - per molte ragioni che vi spiegherò a breve - ha portato questo disco ad essere inteso per noi come una sorta di riavvio. Siamo stati una band per ormai 24 anni e questa è la prima volta che lavoriamo senza un’etichetta discografica, senza un manager, senza nessuno. Siamo ritornati al punto di partenza, per quanto possa essere possibile, essendo comunque una band che è stata in giro per così tanto e che ha girato in lungo e largo il mondo per concerti e simili. Quindi è eccitante per noi essere tornati in gioco, e penso che la musica che ne uscirà sarà la prova evidente di questa eccitazione. Sembra un riavvio, e tutti siamo ispiratissimi. E’ la prima volta che siamo in una stanza tutti insieme e collaboriamo dopo anni. E’ divertente, sto passando veramente dei bei momenti.

“Sono decisamente un tipo da “bicchiere mezzo pieno” 

Vi sentivate oppressi dall’etichetta e da ciò che si aspettavano, e dal fatto che siete una band da così tanti anni?
E’ interessante perché quando eravamo sotto etichetta, lo siamo stati per 17 anni e abbiamo prodotto sette album sotto contratto. Penso che probabilmente ci eravamo abituati a questo senso generale di aspettative e pressione generale, cosa della quale possono essere testimoni tante band, band che hanno lasciato nelle mani delle etichette i loro lavori sperando di coglierne i frutti ed essere “esposti” al pubblico. C’è un piccolo livello di ansia che tende a permeare tutto ciò che fai, e ti ci abitui. Io ad un certo punto me ne sono proprio disinteressato, ma non perché non ci pensavo, ma perché ormai mi ero abituato. E ora siamo senza nessuna di queste sensazioni e oppressioni, questo è ciò che ci rende così felici e soddisfatti della nostra posizione attuale. Ovviamente ci sono delle aspettative, ma più che altro sono rivolte ai nostri fan che ci seguono da tanto tempo e anche a noi stessi. Tutto ciò è decisamente sostenibile, e non deve esserci necessariamente uno stato d’ansia che scaturisce da tutto ciò. E’ più eccitazione che altro.

Pensate in un’autodistribuzione dell’album oppure pensate di venderlo in giro?
Stiamo avendo contatti con alcune etichette, ma in maniera molto casuale, e non sappiamo esattamente cosa faremo. Stiamo solo cercando di fare quest’album, e fare tutto da soli - il che è abbastanza scontato visto che oramai sappiamo farlo, e quindi preoccuparsi di marketing e promozione e tutte queste cose, i mali necessari insomma, è una cosa che avverrà dopo.

Brendan [O’ Brien] tornerà a produrre per voi?
Non ne ho idea. A questo punto no, credo che produrremo quest’album da soli come band e non so chi mixerà il tutto, o farà dei remix. Siamo decisamente aperti a diverse possibilità.

Che tempistiche vi siete dati per la pubblicazione del nuovo album?
Cominceremo a registrare nelle prossime settimane. Abbiamo così tanto materiale, e stiamo solo cominciando a fare delle scelte e a registrare piccole parti. Speriamo di avere nuovo materiale disponibile prima di arrivare in Australia, così potremo provare a suonare qualche canzone lì, che ovviamente non saranno familiari ai presenti. Per dirla tutta “WOW! Sta venendo fuori l’album!”. Ci sono tante cose da fare, ma questo è ciò che facciamo.

Questa sensazione di "riavvio" influenzerà i vostri live e il vostro modo di strutturare le scalette, per esempio?
Supereremo lo scoglio non appena lo incontreremo, ma posso dire che l'essere immersi in questo processo, e il non essere stati in tour per un bel po' ci farà sicuramente affrontare questo nuovo tour con una visione nuova, e con grandi speranze. Lo intraprenderemo con la consapevolezza di suonare un bel po' di materiale, voglio dire, ogni scaletta degli Incubus non sarebbe fattibile senza certi pezzi, ed è una di quelle cose che abbiamo capito col tempo. E' molto divertente suonare canzoni come "Wish You Were Here",  "Nice To Know You" e "Anna Molly", e queste ci hanno aiutato a diventare la band che siamo oggi. Ma c'interessa suonare anche musica nuova, e musica vecchia su cui non abbiamo messo mani da tempo. L'obiettivo ultimo del concerto è far fare all'ascoltatore una sorta di viaggio psichedelico. E prenderemo in considerazione quest'elemento come il punto di partenza.

La lineup del Soundwave è molto folta, ovviamente. Qual è la politica tra le band nell'ambito di grandi festival come questo? Siete tutti amici o si creano dei gruppetti?
So che ci sarà una miriade di band ad esibirsi, molte di cui mi sono estranee, quindi sicuramente non vedo l'ora di reincontrarne alcune che non conosco molto. Per quanto riguarda i Faith No More e i Soundgarden...suonare con band del loro calibro? Potrei essermela fatta sotto (quando ho scoperto che ci saremmo esibiti insieme a loro). Ci è stata fatta quest'offerta ed entrambe le band sono band che mi hanno fatto venire voglia di far parte di una band. Ho conosciuto Chris (Cornell) negli Audioslave perchè abbiamo fatto un tour insieme nel 2003 e non vedo davvero l'ora di reincontrarlo. Non ho mai visto i Soundgarden dal vivo in realtà. Aspetta, sì invece! Li ho visti al Lollapalooza quando avevo 15 anni. Wow. E' passato un sacco di tempo. I Faith No More li ho visti un po' di volte durante dei festival europei e al Coachella un paio di anni fa, e ho conosciuto Mike (Patton) durante il tour con Mr.Bungle. E Mike Bordin, il batterista, dal tour con Ozzy (Osbourne). Quindi ho conosciuto un po' dei ragazzi da vari tour e cose del genere, e sono impaziente di rivederli.

"Mi sono reso conto di quanto il mio nome sia associato agli Incubus"

Riguardo al tuo album solista Sons of the Sea dello scorso anno, sarebbe andata commercialmente meglio se l'avessi pubblicato a tuo nome?
Sai, non ne ho idea. E' difficile da affermare con precisione. So che durante il breve periodo in cui mi sono esibito negli Stati Uniti con i pezzi di Sons of the Sea, a me sconosciuto - l'avrei capito solo una volta sul posto- sui tabelloni a caratteri cubitali c'era scritto " Brandon Boyd con Sons of the Sea”. E io pensavo "Cosa? E' tutta un'altra cosa". E ho iniziato a capire, forse con un po' di ritardo, come volevo che la gente pensasse a me. E c'è una piccola parte di me che come artista vuole mantenere una parvenza di controllo su come le cose vengono fuori, ma in realtà non puoi mai controllare completamente il modo in cui la gente assimila o vuole assimilare alcune cose. Soprattutto cose che riguardano artisti ormai consolidati in una certa maniera. Dal punto di vista delle aspettative, aveva senso, e mi piacerebbe continuare a suonare i pezzi dei Sons of the Sea e farlo diventare anche qualcosa di diverso. Mi sono reso conto di quanto il mio nome sia associato agli Incubus, così ho capito che avevo bisogno di coniare un nuovo "pseudonimo" con cui presentarmi al di fuori degli Incubus, in modo da non essere definito come "Progetto parallelo degli Incubus".  Sono problemi" (ride)

Cos'ha portato alla cancellazione del musical Jesus Christ Superstar in cui era prevista la tua partecipazione?
Oh Gesù. La motivazione ufficiale è la scarsa vendita di biglietti. Immagino questa sia la "motivazione ufficiale". Il perchè di questa scarsa vendita? Probabilmente non lo sapremo mai. Dal mio punto di vista, e da quello di molti membri del cast, il problema era davvero la mancanza di attività promozionale. Tutti nel cast proveniamo da ambiti musicali molto differenti gli uni dagli altri, ma siamo tutti abituati al processo frenetico di promozione prima del tour. E in questo caso non c'è stato niente del genere. E tutti pensavamo "Cavolo, devono aver organizzato tutto alla precisione, se non dobbiamo fare nessun tipo di promozione". E poi è stato tutto annullato e l'impressione è stata "Cosa diavolo vi aspettavate, se non ne abbiamo nemmeno parlato?"
Tutto quello che posso dire è che è stata un'esperienza pazzesca, l'aver imparato un tipo di musica così diversa dalla mia in modo così intimo, e mi sto assicurando di averlo fatto bene. Ho imparato a conoscerla come le mie tasche, durante le innumerevoli prove con il regista e i membri del cast e il regista del musical. Ed è stata un'esperienza stupefacente. Perciò adesso riesco a concepirmi negli ambiti musicali più disparati, dopo solo una settimana di prove del musical. Eravamo molto contrariati, ma non far parte più di quel lavoro ha aperto infinite possibilità. Per esempio, gli Incubus hanno iniziato a lavorare su un nuovo album. E sono andato a fare surf a Bali, cosa che non ero mai riuscito a fare prima d'ora. Sono decisamente uno di quelli che vedono il bicchiere mezzo pieno. Sono stato per circa dieci giorni a fare niente, ma poi ho pensato "Sai che c'è? La vita è bella, e ci sono un sacco di cose su cui concentrarsi". Quindi eccomi qui.

FONTE:  http://www.fasterlouder.com.au/features/40580/Incubus-Why-we-have-gone-back-to-square-one

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