Bentrovati cari Incufans! Oggi vi presentiamo la traduzione dell'intervista che Mike Einziger ha rilasciato per il sito The Local Malibu, dove il nostro ha parlato della sua infanzia, di matrimonio e di musica! Buona lettura!

LW: come è stato crescere nella California del Sud?
ME: sono cresciuto a Calabasas, e quando avevo tredici anni i miei genitori divorziarono pur prendendo la decisione comune di continuare a vivere vicini, sempre a Calabasas. Durante il primo anno di superiori rimasi coinvolto in un terribile incidente dove un mio amico perse la vita e questo mi scosse profondamente. Dopo l'accaduto sentii che dovevo andare da qualche altra parte e così scelsi Malibu, visto che praticamente andavo lì quasi tutti i giorni per fare surf.

LW: è vero che tua mamma girava in un pulmino carico di strumenti e insegnava musica ovunque andasse?
ME: vero, mia mamma faceva l'insegnante di musica. Faceva parte di un programma creato dalla Filarmonica di Los Angeles, chiamato "The Music Mobile". Andava in giro su questo pulmino carico di strumenti musicali ed insegnava musica ai ragazzi delle scuole, e io ero il suo piccolo assistente. Insegnava loro a suonare strumenti differenti, suonava lei stessa la chitarra e cantava. Vivevamo in una vera e propria "Casa Musicale" e la mia educazione ne è stata ovviamente influenzata. quando eravamo piccoli io e i miei fratelli cantavamo e suonavamo insieme. Sotto questo aspetto mia madre ci ha influenzati moltissimo.

LW: così alla fine decidesti di fondare una band alle superiori?
ME: esatto. Alla fine gli Incubus sono l'unica band in cui sono stato. Tutto quello che volevamo era fare surf, skate e suonare. Tutto qui, era tutto quello che potevamo fare. Non guidavamo nemmeno all'epoca.

LW: quando fondaste gli Incubus all'epoca avreste mai immaginato di avere così tanto successo?
ME: non lo immaginavo nemmeno, era l'ultima cosa a cui pensavo.  quell'età, l'unica cosa che volevamo era rinchiudersi una stanza e suonare insieme. Tutto era come doveva essere, ed era la sensazione più figa che potessi immaginare. è come quando surfi e cavalchi la tua prima onda. Venivo così sopraffatto da questa sensazione che potrei fare questo per il resto della mia vita. Ero così ossessionato dalla musica che i miei genitori mi costringevano ad andare a dormire, visto che sarei stato capace di stare sveglio tutta la notte a scrivere e suonare.

LW: parlami della scena musicale dell'epoca.
ME: all'epoca c'erano un sacco di giovani che facevano musica a Malibù. C'erano alcune band locali molto brave, come i Cisco Adler and the Whitestarr. Conoscevo lui, suo fratello Nik ed il loro padre Lou praticamente da sempre. Erano i proprietari del Roxy e furono proprio loro ad organizzare i primi concerti degli Incubus. E poi anche Blake Mills viene da Malibu. è un musicista incredibile, che ha appena prodotto l'album di Alabama Shakes, che ha vinto un paio di Grammy. Blake suonava nei "Simon Dawes", conosciuti poi come "Dawes" dopo che Blake abbandonò la band. Il gruppo, di recente, ha ottenuto molto successo. Li conoscevo tutti molto bene, e ricordo in particolare un episodio: la mamma di Taylor (il cantante della band), sapendo che mi ero appena trasferito vicino casa loro, venne e mi invitò a vedere il figlio suonare. Poco tempo dopo divenni amico di Taylor, e sono veramente fiero di loro. Sono dei musicisti molto talentosi, come molti altri da queste parti.

LW: è vero che recentemente ti sei sposato? Che altro bolle in pentola?
ME: si si! Due settimane e mezzo fa ho sposato Ann Marie dopo cinque anni di fidanzamento. Ci siamo sposati in una piccola cittadina nel nord della California. Lei suona il violino ed è una musicista incredibile. Ha suonato con artisti del calibro di Ringo Starr, Dave Stewart e Mike Jagger, giusto per citarne alcuni. Negli ultimi tempi sta collaborando intensivamente con Hans Zimmer, con cui partiremo a breve per un tour in Europa. Porteremo in giro le sue splendide colonne sonore, e tra l'altro abbiamo appena finito di registrare delle musiche per l'ultimo film di Sean Penn, che si intitola "The Last Face". è stato fantastico collaborare con Sean. Non lo conoscevo prima di questo progetto, ed ho scoperto che è veramente un grande attore e regista. è un visionario, ed è stato molto interessante conoscere lui ed il suo processo creativo.  Ama molto la musica, adora sperimentare ed è molto bravo nello spiegare quello che vuole. Ci siamo divertiti molto, e poi c'è Hans con cui è sempre un piacere collaborare.

LW: c'è qualcosa di nuovo sul lato Incubus?
ME: stiamo scrivendo un sacco di materiale per un album che uscirà nei prossimi mesi. Nel contempo però voglio metter su famiglia e costruire una nuova casa.

LW: sei coinvolto in qualche progetto filantropico?
ME: certo che si. Con gli Incubus abbiamo fondato un'organizzazione non-profit chiamata "Make Yourself Foundation". Abbiamo anche un sito web, www.makeyourselffoundation.org, e collaboriamo con molte associazioni. Praticamente, durante i nostri tour, facciamo delle aste per dei biglietti VIP ed ogni volta riusciamo a tirare su molti soldi. Con questi soldi aiutiamo delle organizzazioni importanti per noi, come la Zeno Mountain Farm, la Croce Rossa, Heal the Bay e The Carbon War Room.

LW: quali consigli daresti ai giovani artisti o ai giovani in generale?
ME: direi loro di seguire il loro istinto e di fare quello che amano perché, se fai quello che ami, possono accadere solo cose buone. Fidati della tua bussola interna. Essere di mentalità aperta è una delle cose più importanti, ma bisogna anche essere coraggiosi. Il coraggio è essenziale per affrontare il mondo e la paura di fallire. Per essere un artista e condividere il tuo lavoro con il mondo devi essere coraggioso perché un sacco di persone giudicheranno sempre quello che fai.

LW: quindi come fa uno ad essere coraggioso?
ME: potrebbe sembrare un clichè ma devi sapere che ho perso un sacco di occasioni a causa della mia mancanza di coraggio. Essere coraggiosi significa lasciare la propria zona di comfort e fare cose che non vuoi fare. Che sia di fronte a molta gente o solo con te stesso bisogna comunque fare quel passo o, alla fine, non arriverai mai da nessuna parte.

Fonte: articolo originale

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