Poco prima del concerto di Santiago del Cile, ultima tappa del tour del Centro e Sud America, Chris Kilmore è stato intervistato dalla webzine POTQ, soffermandosi sul passato, presente e futuro della band. Volete sapere cosa ha raccontato? Non vi resta che leggere!

Intervistatore: per iniziare volevo chiederti della relazione che gli Incubus hanno con il Cile, considerando i molti concerti tenuti qui, ognuno dei quali è stato speciale.
Kilmore: si, il Cile è uno dei nostri paesi preferiti. Abbiamo una relazione speciale con i fans cileni, ed è qui che concludemmo lo scorso tour sudamericano. Dopo l’anno sabbatico che ci siamo presi come band abbiamo ricominciato a suonare insieme e devo dire che siamo molto preparati, motivati e pronti per rockeggiare.

I: l’ultima volta che siete venuti qui, nel 2010, avete suonato sia materiale tratto dai vostri album sia B-Side, come ‘Punch Drunk’ e ‘Look Alive’ che sinceramente non molti si aspettavano di sentire. Questa volta cosa avete in mente?
K: non abbiamo nulla di definito. Ognuno di noi, durante il periodo di pausa, ha creato musica ed ha migliorato le sue capacità, e poi non scordiamo che dall’ultima volta che siamo stati qui abbiamo all’attivo un nuovo disco, quindi penso che la nostra setlist sarà molto ampia visto che potremo prendere canzoni da tutti i nostri album.

I: parlando dei vostri album, vorrei chiederti alcune cose riguardo a ‘Morning View’, uscito nel 2002, che lo scorso anno ha festeggiato il suo decimo anniversario. Cosa ne pensi oggi dell’album e di quello che faceste all’epoca?
K: cavolo quanto tempo è passato! Creare ‘Moring View’ fu un’esperienza speciale. Non abbiamo fatto più nulla del genere da allora, è come un’istantanea di vita vissuta insieme. Nel corso della giornata, da quando ci alzavamo fino a quando andavamo a dormire, mangiavamo e respiravamo musica insieme. Oggi non è più così, preferiamo uscire con i nostri amici o stare con le nostre famiglie. Ci allontaniamo dalla band per cercare nuove ispirazioni e per ricaricarci. Purtroppo le cose cambiano, ed ascoltare quest’album è come guardare un annuario. Fu un grande periodo e credo che le canzoni riflettano ciò. E tutto quello che abbiamo fatto da allora è stato un po’ differente.

I: esatto! ‘If Not Now, When?’, del 2011, ne è la prova.
K: è un album molto lento. Credo che il prossimo sarà totalmente differente. Però alla fine è questo quello che facciamo: cambiare in ogni disco, al fine di offrire uno spettacolo più variegato possibile durante i nostri live.

I: e la vostra discografia è notevole!
K: si, e questo è un bel problema: devo ricordarmi come suonare tutte le canzoni, e sono tante (ride).


I: parlando sempre dell’ultimo album, puoi parlarci dell’approccio creativo che avete usato, visto che dicevi che è stato diverso da qualsiasi cosa avevate fatto fino ad allora?
K: certo! Allora, di solito prima di entrare in studio avevamo già quattro o cinque idee, che ampliavamo, aggiustavamo e provavamo prima di entrare in studio di registrazione, dove restavamo comunque per pochissimo tempo poiché ognuno già conosceva la sua parte, provata in precedenza. Con l’ultimo album però abbiamo usato un approccio diverso: non avevamo nulla di pianificato, ci siamo chiusi in studio ed abbiamo scritto lì la metà delle canzoni. Il risultato di questo processo l’avete ascoltato tutti, e penso che nel disco ci siano alcuni momenti molto buoni. Sapete una cosa? ‘In The Company Of Wolves’ è una delle mie canzoni preferite dell’album.

I: ecco, a proposito di questa, volevo saperne qualcosa di più. Questa canzone ha un’atmosfera particolare, creata dai cambi melodici che contiene, e non c’è nulla nella vostra discografia che le si avvicini minimamente.
K: niente. Credo sia proprio questo il motivo per cui mi piace tanto. È puro sentimento, è uscita così e non abbiamo dovuto lavorarci molto sopra. Abbiamo lasciato che fosse il soggetto della canzone a dettare il ritmo, in maniera del tutto spontanea, piuttosto che decidere a priori. Adoro fare musica in questo modo. Un’altra canzone che uscì del tutto spontaneamente fu ‘Are You In?’. Eravamo in studio che provavamo una melodia creata poco prima, e Brandon, all’improvviso, ha cominciato ad improvvisare dei versi sul ritmo. La cosa ci piacque così tanto che la provammo un paio di volte e la registrammo seduta stante!

I: tutto in una volta?
K: se non ricordo male si, la registrammo in una volta sola (ride). Quando la musica fluisce così è un processo naturale. Noi, normalmente, siamo dei pensatori. Scriviamo una canzone (o una parte), la portiamo a casa, la ascoltiamo e poi torniamo il giorno dopo con nuove idee. Così, di settimana in settimana, può capitare che il risultato finale sia completamente differente da quello iniziale. Però quando una canzone ti viene così, instintivamente…beh, è una delle cose che mi piace di più.

I: però se tu dovessi tornare in studio come l’ultima volta, senza la minima idea di come sarà il risultato finale, lo rifaresti?
K: partendo dal presupposto che a me piace comunque produrre musica in qualsiasi modo e maniera, ti direi che di certo non sarebbe il mio metodo preferito. Io sono quello che definiscono un maniaco del controllo (ride). Mi piace scrivere qualcosa e vedere come mi colpisce una settimana dopo, non un’ora dopo. Avere un po’ di prospettiva insomma. Se tu lo ascolti al momento senti solo quello che hai prodotto, non ci pensi sopra. Per questo, come dicevo prima, adoro quello che facemmo durante la creazione di ‘Morning View’. Se potessi, andrei in un castello in Europa (ride) con tutta la band, per allontanarci dalla luce dei riflettori per un po’ e creare musica. Sarebbe un sogno. Comunque sia, se dovrò tornare in studio lo farò senza problemi. Alla fine ne sono uscite fuori cose buone.


I: prima hai parlato di ‘Are You In?’, e nemmeno a farlo apposta ho rivisto il video un po’ di tempo fa, rendendomi conto che l’evoluzione degli Incubus non è solo musicale, ma comprende anche le immagini. Siete cresciuti con il passare degli anni, usando la fotografia in maniera particolare.
K: si, possiamo dire che siamo cresciuti! Quest’anno ho compiuto 40 anni (ride) e quel video l’abbiamo fatto quando ne avevo 30. Noi facciamo le cose seriamente: questa band è la nostra vita e noi mostriamo chi siamo sia nella musica che facciamo che nei video. Non l’abbiamo mai presa alla leggera, e penso che in questo siamo migliorati con il passare degli anni. Quando faccio qualcosa sono pieno di energie che non vedo l’ora di liberare. Quando guardo alcuni dei nostri primi videoclip penso tra me e me: ”Se all’epoca avessimo saputo quello che sappiamo ora, questo video sarebbe completamente differente!”. Però alla fine si impara vivendo, e questo è quello che facciamo e che ci ha permesso di crescere ed evolverci.

I: in parole povere, la risposta a tutti quei fans che continuano a chiedere un altro ‘Make Yourself’ o un altro ‘S.C.I.E.N.C.E.’ è, semplicemente, che siete cresciuti?
K: certo che si! Non c’è modo che possiamo scrivere un altro ‘S.C.I.E.N.C.E.’. Non c’è possibilità che possiamo ricreare uno dei dischi degli anni scorsi. Ormai viviamo immersi in altre situazioni, siamo cresciuti, semplicemente non siamo più gli stessi che eravamo all’epoca. Certo, possiamo trarre insegnamenti dai lavori passati, e magari applicarli al presente, ma scrivere le stesse cose è impossibile.

I: per questo ogni nuovo lavoro degli Incubus è differente dal precedente?
K: il cambiamento è il nostro simbolo (ride). Chi lo sa, magari il prossimo disco sarà il più duro che abbiamo mai scritto, così come ‘If Not Now, When?’ è stato il più tranquillo. Credo che un album è un’istantanea di dove siamo al momento, e nel futuro avremo molti di questi momenti. Faremo ancora molti dischi, saranno tutti differenti tra loro e spero che venderanno molto!


I: tra poco inizierà l’ultimo concerto di questo tour sudamericano. Volevo chiederti, quali sono le canzoni che più adori suonare dal vivo oggi?
K: di solito dipende dal mio stato d’animo, ma ce ne sono comunque molte. Dell’ultimo album mi piacciono molto ‘In The Company Of Wolves’ e ‘Adolescents’. ‘When It Comes’ è una delle mie preferite insieme a ‘Punch Drunk’. Queste sono solo quattro, ed è possibile che se mi farai la stessa domanda domani ti darò una risposta diversa!

I: visto che hai menzionato ‘Punch Drunk’, volevo chiederti del perché questa canzone e ‘Look Alive’, entrambi B-Side di Light Grenades, non sono state inserite nella versione ufficiale dell’album?
K: ci furono varie ragioni. Quando preparavamo un nuovo album entrava in scena la Sony che ci imponeva di fare un album di 13 canzoni. Ecco, in quel periodo magari poteva succedere che ne avevamo 11 (ride) o 17. Dovevamo fare delle scelte, e alla fine, se erano troppe, lasciavamo fuori quelle canzoni che secondo noi non si amalgamavano bene con le altre dell’album ufficiale. Alla fine però ci ritrovavamo con dell’ottimo materiale da poter utilizzare come B-Side in altre edizioni dell’album.


I: però non sempre è andata così. Ce ne sono alcune che non sono mai state pubblicate da nessuna parte. Ricordo chiaramente che nell’ultima pagina del booklet di ‘Morning View’ c’era una lista con 18 brani, ed alcuni di questi non sono mai usciti!
K: si vero! Ricordo poi che il primo  B-Side che realizzammo fu ‘Crowded Elevator’, destinato all’edizione giapponese di ‘Make Yourself’. Originariamente prevista nella tracklist del disco, alla fine la eliminammo perché non eravamo del tutto soddisfatti di come fosse venuta. Così, la riprendemmo, modificandola un po’, e decidemmo di pubblicarla come B-Side. A volte succede così. Adoro poi le potenzialità della rete: oggi puoi pubblicare quello che vuoi. Se, metti caso, facessimo un nuovo brano domani, potremmo metterlo online e non starebbe da nessun’altra parte, solo lì. Penso che sia un modo geniale per connettersi con le persone e mantenere sempre viva l’attenzione. Adoro il concetto dei B-Side (ride), lo appoggio in pieno!

I: per concludere, non serve che ti dica come sono in fans cileni: rabbiosi e fedeli. Cosa ti piacerebbe dir loro? Che cosa dovranno aspettarsi dal concerto?
K: sarà l’ultima data del nostro piccolo tour del Centro e Sud America, e saremo belli carichi. Traiamo ispirazione da quello che ci ha dato la nostra vita, e so che siamo pieni di energie. Mi emoziona tornare in Cile, è il mio posto preferito del Sud America. Ci divertiremo con i nostri fans e sarà uno splendido concerto!

Fonte: articolo originale
Foto credits: Justin Wysong

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