Bentrovati cari Incufriends! quest'oggi vi presentiamo la traduzione dell'intervista che Brandon ha concesso a LAWeekly in occasione dell'imminente partecipazione della band alla venticinquesima edizione del KROQ Almost Acoustic Christmas. Buona lettura!

Quest’anno ricorre il venticinquesimo anniversario del KROQ Almost Acoustic Christmas e le band che vi parteciperanno ormai sono note ai più. Lo show ha da sempre ospitato molti artisti ma l’edizione di quest’anno sarà gigantesca.

Ci sarà musica per tutti i gusti nelle due serate dell’evento: artisti dagli anni ’90 e dai primi 2000 (System of a Down, Linkin Park, Smashing Pumpkins, Weezer), un pizzico di anni ’80 (Tears for Fears) e gruppi emergenti (Alt-J, Royal Blood). Gli U2, che avrebbero dovuto suonare nella seconda serata, si sono ritirati dopo il grave incidente accaduto a Bono. Al loro posto suoneranno i No Doubt.

Le prime edizioni dell’evento vedevano le band esibirsi in sessioni acustiche, ma pian piano questa consuetudine è stata abbandonata, e così l’ “Almost Acoustic” è diventato “No Acoustic”.

La prima serata vedrà salire sul palco anche gli Incubus. Le melodiche canzoni della band di Calabasas possiedono un mix di intimità, ritmica e sinuosità che permettono alla voce di Brandon Boyd ed alle chitarre della band (spesso acustiche) di risplendere al di sopra dei riff pesanti, degli scratch e di qualsiasi altra cosa che possa venire infilata nel mix. I nostri possono anche aver iniziato come dei cloni dei Red Hot Chili Peppers, ma nel corso della loro carriera sono diventati delle vere e proprie rockstar grazie al sound ibrido che sono riusciti a creare.

Nonostante il nome minaccioso ed il periodo in cui si sono fatti conoscere (due parole: rap metal), la band ha delle sonorità senza tempo, che li riporta subito alla mente nonostante la relativa inattività degli ultimi anni, interrotta solo da un tour sudamericano nel novembre/dicembre 2013.

C’è da dire però che i singoli componenti della band non sono stati certo con le mani in mano. Il cantante Brandon Boyd ha pubblicato il suo terzo libro, “So the Echo”, l’album “Sons of the Sea” assieme a Brendan O’Brien ed è reduce da un tour europeo dove ha mostrato in anteprima i suoi ultimi lavori grafici. Gli altri componenti della band, nel mentre, hanno continuato a suonare ed a fare collaborazioni che hanno riscosso grande successo, una su tutte la famosissima “Wake Me Up” di Avicii, che si è avvalso della collaborazione di Mike Einziger.

La band si è riunita questa estate per cominciare a lavorare sul nuovo disco, ed ha già annunciato delle date per il 2015 che si terranno in Australia, Giappone, Asia ed Europa. Boyd, nel mentre, continua a dedicarsi ai suoi lavori grafici, cosa questa che lo sta ispirando in modi del tutto nuovi.

Intervistatore: gli Incubus stanno attualmente lavorando sul nuovo album, vero? Dicci qualcosa, avrà le classiche sonorità degli Incubus o state facendo qualcosa di diverso stavolta?
Brandon: è vero! Al momento le sonorità sono decisamente quelle classiche, ma stiamo anche utilizzando suoni ed idee con cui fino ad ora non avevamo mai giocato. Stiamo sperimentando una sorta di rinascimento creativo ed i risultati assomigliano sia a qualcosa di stampo Incubus sia a qualcosa di alieno.

I: come è stato tornare a lavorare con gli altri componenti della band dopo la pausa? L’ultimo disco della band risale al 2011.
B: siamo sempre rimasti in contatto. Abbiamo passato la maggior parte della nostra vita adulta vivendo insieme in un tubo d’argento, e sarebbe difficile rimanere lontani avendo un simile legame. È stato un vero piacere vedere il percorso fatto dagli altri e ritrovarli qui. Abbiamo memorie e nostalgie, ma è stato splendido lavorare ed uscire con persone che adesso hanno trovato una propria dimensione artistica individuale. È una cosa da cui nascono delle interessanti collaborazioni, penso.

I: il vostro è stato uno scioglimento ufficiale oppure è sempre stata una cosa temporanea?
B: no, non abbiamo mai usato la parola “scioglimento”. Avevamo giusto bisogno di prenderci una pausa. Tutti quanti hanno bisogno di una pausa ogni tanto. Abbiamo solamente raccolto il nostro coraggio ed abbiamo detto chiaramente che avevamo bisogno di una pausa per aprirci nuove prospettive. Alla fine, comunque, abbiamo sempre pianificato di fare ancora musica insieme, anche nei nostri periodi più bui.

I: ormai sei abbastanza famoso anche nel campo delle arti grafiche. Quali sono stati alcuni dei momenti salienti come artista visivo degli ultimi anni?
B: senza dubbio girare l’Europa con le mie opere e vedere come i miei strani quadri e disegni abbiano infuenzato persone che spesso non parlavano nemmeno la mia lingua. Questo mi ha ricordato l’immenso potenziale che ha l’arte, visto che riesce spesso a superare le complesse barriere (in questo caso linguistiche) tra le persone. Il fatto che poi alcuni dei galleristi mi abbiano portato in dei ristoranti davvero carini e che mi abbiano sfamato è stata una piacevole aggiunta. Dopotutto, la strada per il cuore di un uomo passa attraverso il pagamento della cena mentre lui è alticcio grazie al vino che gli è stato consigliato!

I: nel periodo in cui sei stato impegnato a realizzare le tue nuove opere hai accantonato la musica oppure hai continuato a scrivere e cantare? Quale preferisci delle due cose?
B: ho iniziato il periodo di pausa pubblicando il mio nuovo libro “So the Echo” ed il cd del mio nuovo progetto musicale Sons of the Sea, che si avvale della collaborazione di Brendan O’Brien, in contemporanea. L’album è strano e divertente e mi sento di raccomandarlo a tutti coloro che amano vedere video di gatti su internet. Ho poi fatto una serie di concerti negli Stati Uniti ed è stata un’esperienza fantastica sotto molti aspetti, che mi ha aiutato a guardare per la prima volta al di fuori della grande scatola che ho contribuito a costruire con gli Incubus.

I: ti avevo già intervistato quando la band cominciò ad ottenere una certa attenzione, più o meno nel 2000, e mi ricordo che gli Incubus venivano spesso passati su KROQ Radio e venivano ingaggiati per suonare in eventi rock belli pesanti come l’Ozzfest. Guardando indietro a quel periodo, in quale corrente musicale dell’epoca vi inserireste?
B: non so dove ci andremmo ad inserire. Veramente non sappiamo nemmeno di preciso che tipo di musica stiamo facendo. Questo potrebbe essere un cucchiaio-forchetta a doppio taglio (NdT: Brandon usa il termine “spork”, parola composta dai termini “spoon+fork”, ovvero “cucchiaio+forchetta”) nel senso che non è una cosa bella non poter dire alla gente come categorizzarci. Così, come risultato, sono state inventate delle graziose etichette al fine di inserirci in qualche genere del gigantesco reame musicale. Non ci siamo mai sentiti a nostro agio con queste etichette e per un certo periodo ci siamo opposti strenuamente a questo.

I: è stato sempre difficile categorizzarvi.
B: alla fine ho capito che non importa come la stampa si riferisce a noi, il pubblico giusto ci avrebbe trovato per le giuste ragioni. Ovviamente è stato un vantaggio avere una simile malleabilità creativa perché non abbiamo mai avuto il bisogno o la necessità di attaccarci ad uno stile musicale. Come collettivo siamo affascinati dal rock allo stesso modo in cui ci affascinano musica psichedelica, jazz, r&b, il semplice parlato ed il macramé.
Io ho sempre pensato che la musica dovrebbe essere un canale espressivo senza forma. Ovviamente ci sono dei parametri che utilizziamo per scrivere la nostra musica. Non sappiamo se siano inconsciamente autoimposti dalla nostra formazione musicale con cui siamo cresciuti o se siano imposti con consapevolezza, ma fino a quando il mio cuore comanda ed il mio cervello lo segue anche i peggiori passi falsi hanno un valore inestimabile nel processo creativo.

I: il rap ed il nu-metal che all’epoca erano tanto popolari al giorno d’oggi sembrano super datati, ma le vostre cose resistono. Qual è stato l’impatto della vostra musica allora ed oggi?
B: l’impatto di quello che abbiamo fatto? Di quello che facciamo ora? Non ne ho la più pallida idea. Mi piace così com’è!

I: quest'anno si celebra il venticinquesimo anniversario del KROQ Almost Acoustic Christmas. La band ha già partecipato qualche altra volta? Cosa vuol dire partecipare a questo show a questo punto della tua vita?
B: abbiamo già partecipato alcune volte! È sempre eccitante. È sempre pieno di gente da rimanere stupiti. Che cosa significa per me? Significa il mondo per me, è bello fare quello che ami ed essere accettato ed accolto così entusiasticamente.

I: che cosa ne pensi della scena rock al momento? L’industria musicale e le etichette sono cambiate molto rispetto a quando avete iniziato. Quali piani hanno gli Incubus del 2014 per promuovere la loro musica?
B: penso che la scena rock al momento sia molto fiorente. Mi sembra che siamo giunti alla cuspide di un cambiamento importante e penso che oggi questi cambi estetici avvengano con maggiore frequenza rispetto al passato. Grazie internet! Magari questo cambiamento oscillerà verso di noi nel 2015. Volete venire con noi? Abbiamo i video con i gatti!

Fonte: articolo originale

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