In attesa di iniziare il suo imminente tour nord americano con il progetto Sons of the Sea, Brandon Boyd è stato intervistato dal blog OCWeekly.com, dove ha parlato della sua musica, di cinema e di ricordi. Vediamo un pò come ha risposto alle domande di Jena Ardwell!

Dire che Brandon Boyd è un’artista sarebbe molto riduttivo: è un poeta, compositore, pittore, muralista, illustratore, musicista ed attivista. Billboard definisce il suo nuovo lavoro ‘Sons of the Sea’ “pop elegante e ricco di sfumature” , che si eleva e differenzia dalle sonorità degli Incubus restituendoci un confortevole atterraggio in un mondo etereo. Ora, dopo il suo secondo album solista ed il terzo libro pubblicato, Boyd sembrerebbe pronto – ma senza fretta – a riunirsi con gli Incubus.
Abbiamo fatto due chiacchiere con il talentuoso frontman per parlare di ‘Sons of the Sea’, e siamo finiti a parlare dei suoi film anni ’80 preferiti e delle cose che gli mancano degli anni ’90.

Intervistatore:hai descritto le sonorità di ‘The Wild Trapeze’ come: “un ragazzo in una stanza circondato da giocattoli che muore dalla voglia di vedere cosa può fare ogni singolo oggetto, ed a cui è stata data licenza di fare quanto casino gli pare.” Da quali cose saresti circondato se volessi rappresentare le sonorità di ‘Sons of the Sea’?
Brandon: l’analogia della stanza piena di giocattoli è perfetta, e continuando ad usarla posso dire che durante la realizzazione di Sons of the Sea nella stanza con me c’era un esperto creatore di giocattoli, che sarebbe Brendan O’Brien. Oppure, se fossimo stati in una fabbrica di caramelle, Brendan sarebbe stato Willy Wonka e io il giovane amante della cioccolata (ride). Potrei pentirmi di questa analogia ad un certo punto.

I:dieci anni fa, durante i tour con gli Incubus non potevano mancare: una cassa di Corona, Diet Coke, Ginger Ale, burro di arachidi, marmellata ed altre prelibatezze. Quali sono i vostri gusti adesso? Penso siano cambiati un po’..
B: si, sono cambiati. Siamo sempre stati poco attenti a cosa portavamo con noi, ma ultimamente le cose sono migliorate un po’. Io ormai mangio senza glutine da due anni. Non tanto per distinguermi dagli altri, ma perché ho scoperto di essere allergico e quindi ora ci sono un sacco di snack senza glutine e senza grano  per me nel backstage. Non bevo più nemmeno bevande gassate, quindi ho sempre con me un’ottima selezione di the. Penso che al momento abbiamo anche una bottiglia di Glenfiddich, scotch invecchiato minimo dodici anni, giusto per tirare un po’ su il nostro stile di vita.

I: è vero che sei intollerante anche al lattosio? Qualcuno ha trovato divertente il fatto che fossi immerso in una vasca di “latte” nel video di ‘Come Together’?
B: Sfortunatamente è vero (ride). Quelli che pensano che fosse latte spero abbiano colto l’ironia in questo. Fortunatamente per me non era latte, altrimenti non sarei qui vivo e vegeto perché per le riprese mi sono dovuto immergere completamente ed il liquido è entrato a contatto con i miei occhi e mi è entrato nel naso. La sostanza in realtà era bava di delfino. Ne abbiamo raccolta quanta più potevamo durante le maree della settimana prima. Fortunatamente, la bava di delfino è senza lattosio e la sua raccolta non danneggia gli animali. Non credetemi.  Era in realtà un fluido magico milleusi che utilizzano nei film.

I: è vero che il video di ‘Come Together’ è stato girato in una sola volta?
B: Vero, è stato fatto in una sola volta. Ci sono dei momenti chiave in cui potete chiaramente vedere il mio sguardo preoccupato, e nella fattispecie quando la ragazza era seduta su di me ed io avevo una paura pazza di scivolare e ferirla o quando, pensando alla ripresa, avevo paura che non fosse buona e mi preoccupavo del fatto che potevamo ripetere la scena solo tre o quattro volte prima di finire il liquido, che si può riusare solo poche volte.

I: quali sono gli artisti con cui ti piacerebbe collaborare un giorno?
B: mi piacerebbe molto collaborare con l’illustratore Aubrey Beardsley  o con il pittore Egon Schiele, sarebbe una cosa stupenda. Purtroppo però sono entrambi morti da un bel po’, quindi non penso che succederà molto presto!

I: quali sono i musicisti viventi con cui vorresti collaborare un giorno?
B: sai, ce ne sono molti, ma c’è questa parte di me in cui c’è questo assurdo meccanismo che dà per scontato che loro non vogliano collaborare con me, e così alla fine non ho mai preso la cosa molto seriamente. Mi piacerebbe molto collaborare con Bjork e con Antony degli Antony and the Johnsons, che ha davvero una voce fuori dall’ordinario.

I: hai più volte detto che il film ‘Fast Times at Ridgemont High’ è stato l’ispirazione per la canzone ‘Come Together’, quindi presumo che tu sia un fan dei film anni ’80. Quali sono i tuoi favoriti?
B:  Wow, gli anni ’80 sono stati una vera miniera d’oro di cinematografia scadente, non trovi? Comunque si, adoro molti film degli anni ’80. Il suddetto ‘Fast Times at Ridgemont High’ è uno di quelli, e poi ‘Better Off Dead’, ‘Blade Runner’…potrei andare avanti all’infinito! Crescendo poi ho imparato ad apprezzare i film di Rambo (ride). ‘Labyrinth’, ‘The Dark Crystal’…fantastici, ma d’altronde ogni cosa che ha fatto Jim Henson negli anni ’80 è OK per me.

I: cosa ti manca di più degli anni ’90?
B: mi manca essere un teenager (ride). Ogni volta che mi manca essere un teenager ripenso alle belle cose, ma inevitabilmente arrivano anche i brutti ricordi dell’epoca, come il bruttissimo attacco d’acne che ebbi a quei tempi o quella orribile sensazione di insicurezza quando volevo parlare con una ragazza e venivo invece assalito dalla mia timidezza devastante. Queste cose non mi mancano proprio! Qualche volta, ma proprio qualche volta, e sottolineo qualche volta, mi manca la musica degli anni ’90, e questo mette allo scoperto la mia età. Penso che ognuno di noi, superati i trenta, comincia a rimpiangere la musica che ascoltavamo quando eravamo ragazzi ed avevamo venti anni, e sembra quasi che qualsiasi cosa fatta all’epoca sia migliore di quello che c’è oggi. Lo so che non è vero, ma occasionalmente resto colpito dalla musica degli anni ’90 e dei primi 2000.

I: è vero che stai scrivendo un romanzo?
B: No, ma vorrei che fosse vero.

I: visto che vediamo molto spesso il tuo cane su Instagram, volevo chiederti: il nome ‘Bruce’ è ispirato a qualcuno in particolare, magari famoso?
B: No, Ha scelto lui il suo nome. Me l’ha detto in una comunicazione psichica. Aveva tre mesi e mezzo quando sono andato nel posto in cui viveva e l’ho visto lì, appoggiato ad un albero che guardava un campo. Sembrava quasi che stesse meditando. Avevo già un nome in mente che volevo dargli – Grenouille, dal libro Perfume – ma mentre ci pensavo si è girato verso di me con i suoi occhi marroni e mi ha detto “il mio nome è Bruce, non chiamarmi Grenouille!”.


Fonte: articolo originale

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